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martedì 21 maggio 2013
Pubblicità
Il comune ci chiede una descrizione dell' "azienda" da mettere sul sito per incentivare il turismo... Bah!
Siccome la cosa ci convince e ci interessa, circa due mesi dopo rispondiamo:
"C’era una volta una piccola bottega dove il tempo si è fermato.
In Posteria potrete scoprire pane, focacce, dolci artigianali di produzione propria, oltre a prodotti genuini e locali:, salame Pirulicchio, formaggi e i biscotti del nostro forno.
Troverete anche pasta fatta a mano e alcuni prodotti biologici, oltre a un piccolo assortimento di prodotti per la casa".
Nella compilazione della scheda sono state omesse le seguenti frasi, pur formulate con estrema convinzione:
"saremo molto simpatici e cortesi se voi non sarete stronzi";
"se avete da offrirci un altro lavoro in loco ...";
"siamo poveretti, abbiate pietà di noi";
"l'estetica del luogo è pessima, ma non dipende da noi che pur paghiamo un salato affitto";
"se volete prenderci a schiaffi per quello che pensiamo, ma soprattutto per quello che abbiamo scritto sulle pagine del sito del comune, potete farlo".
Ah, l'anima del commercio!!!
O "all'anima del commercio", se preferite.
giovedì 1 novembre 2012
I LOVE Pinterest
Mi spiego: è davvero faticosissimo stare dietro ai clienti, accontentarli e sorvolare su stranezze, scortesie e manie depresso-ossessivo-compulsive, ma, se si tralascia questo aspetto, una volta sistemati gli scaffali, fatte le pulizie, viste le fatture, sentiti i fornitori, fatte le torte e i dolcetti e finito di insacchettare i biscotti, se non entrano clienti, il tempo libero è abbondante.
Il fatto è che, purtroppo, bisogna stare in loco, almeno nei pressi.
Il che limita notevolmente la gamma delle attività che si possono fare.
In pratica ... ci si incolla al web.
Cioè Io mi incollo al web, lo confesso, seguendo e facendo una serie inenarrabile di min***ate.
Mi ha consolato (e spaventato contemporaneamente) un articolo uscito su Internazionale della scorsa settimana: "Internet ci rende pazzi? Tweet, post, chat, email. Tra smartphone e social network, trascorriamo online gran parte della nostra vita. Eppure studi recenti indicano che internet ci fa sentire soli e depressi. E potrebbe essere all’origine di alcuni disturbi psicologici", di Tony Dokoupil, Newsweek, Stati Uniti.
L'articolo spiega come "la rete sta creando un ambiente nuovo, uno stato di natura digitale in cui la mente diventa un pannello di controllo che funziona a un ritmo vorticoso" e come questa cosa crei dipendenza tanto che "il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Dsm)" che "non ha mai previsto una categoria di
interazioni macchina-uomo (...) nel 2013 comprenderà per la prima volta il disordine da dipendenza da internet, anche se in un’appendice riservata ad argomenti che richiedono ulteriori studi".
Non so se sono già dipendente. Molto probabilmente sì. E se già conoscete un social network di nome Pinterest probabilmente sapete già di che genere di dipendenza maniacale sto parlando!
Pinterest funziona così: ogni utente ha un proprio profilo (tipo Facebook, per intenderci) in cui può inserire e dividere in categorie SOLO immagini (tipo Flickr, per intenderci). Gli utenti fra loro possono "rubarsi" queste immagini tramite il tasto "Pin it!". Come utente registrato puoi vedere le immagini di tutti gli altri utenti senza restrizioni navigando nel network, oppure seguire particolari utenti che ti interessano.
Faccio un esempio: ho bisogno di costruire un cancello nel mio giardino, cerco su Pinterest nella categoria "gardening" (o simili) e raccolgo tutte le immagini che trovo relative ai cancelli fatti a mano in legno come piacciono a me (e magari anche qualche utile spiegazione).
Intanto è trascorsa un'ora!
Per non parlare del "quilting", del "crochet", dello "knitting" e del "cooking".
Il mio profilo è pieno di coperte che non riuscirò mai a fare, cuori all'uncinetto che non imbastirò mai, ricette di cose che non posso mangiare.
Non so cosa ne pensa esattamente il DSM, ma credo che sulla dipendenza ci siamo.
domenica 20 novembre 2011
Redistribution or revolution
Il negozio è un luogo che stimola i comizi.
I migliori (che più incontrano il mio gusto) sono quelli del Gianni, detto Valpreda.
In paese, in questi paesi, si sa, ognuno ha un soprannome che lo caratterizza "nell'intimo". Spesso non piace alla persona perchè punge sempre sul vivo (come a Gianni non piace il suo).
Non so esattamente perchè gli abbiano assegnato l'etichetta di anarchico, ma immagino che in qualche modo sia inerente alle sue passioni politiche giovanili.
Oggi, domenica, eravamo solo lui e io in negozio, ma aveva voglia di pontificare ed è stato, come sempre, un piacere ascoltarlo.
Ce l'aveva con l'ulteriore aumento dell'IVA, con chi non vuole una tassa patrimoniale e con chi rivoterebbe il signor B. (in paese devono essere in molti).
Il Gianni mi ha trovato già "carica", perchè avevo appena letto il commento di Saviano alla protesta di Zuccotti Park e, sì, devo ammetterlo, ho versato qualche lacrima, mi sono commossa.
In più ho visto la foto di una "mia" ex Coccinella (ebbene sì, in gioventù, guidavo piccoli Boy Scout), che ora abita a New York, che con la sua bambina di pochi mesi si trovava là, insieme a Saviano.
Da qui sembra tutto davvero davvero molto lontano. Mi spiace soprattutto non poter essere nel vivo delle rivoluzioni che sono in corso. Però "esserci" equivale anche a un impegno quotidiano che non è riportabile o quantificabile dai media.
"Esserci" è la nostra piccola filosofia di vita (sobrietà, riuso, curiosità, critica costruttiva, manualità,...ecc. ecc.) che impegna giorno dopo giorno.
giovedì 17 novembre 2011
Catastrofisti unitevi
Sarà stata una decina di anni fa quando ho visto per la prima volta Grillo telefonare con Skype (di cui non conoscevo l'esistenza) all'interno di un suo spettacolo.
La cosa buffa è che mi sono detta: "non è possibile" e "è tutto falso".
Oggi ho parlato da questo posto italiano e sperduto a due miei cari amici che stanno in un posto brasiliano e sperduto (Santana, vicino a Macapà, alla foce del Rio delle Amazzoni).
Sempre tramite Skype mi è anche capitato di chattare contemporaneamente con un amica che lavora a Oslo e un collega (del lavoro precedente) che si trovava in Mozambico per un'operazione umanitaria.
Embè?!?, direte voi.
Beh, io ancora mi stupisco e meraviglio per questa tecnologia che ci unisce all'istante a persone care così lontane. Mi sembra un gran regalo che a così poco "prezzo" si riescano a mantenere amicizie e ad avere notizie in "tempo reale".
Sono una fan accanita del "tempo reale".
Eppure, contemporaneamente, tengo sul comodino "Manuale di sopravvivenza alla fine del petrolio. Riflessioni, consigli e ricette per fare a meno dell'oro nero" di Albert K. Bates (edizioni AAM Terra Nuova, pag. 230).
Lo leggo con parsimonia perchè devo ammettere che il catastrofismo un po' mi deprime, però ci sono delle ottime ricette (come fare il tofu in casa per esempio) e ottimi consigli sul "fai da te" e il risparmio energetico.
Però non penso che internet come lo conosciamo adesso sopravviverà alla "catastrofe".
A questo punto il dilemma interiore: come posso arrivare a un compromesso con me stessa se da un lato sto diventando web-dipendente e dall'altro mi prende vaghezza per la catastrofe?
Meno "negozio" e più "terra".
Meno pane e più fagioli.
Magari!!!
La cosa buffa è che mi sono detta: "non è possibile" e "è tutto falso".
Oggi ho parlato da questo posto italiano e sperduto a due miei cari amici che stanno in un posto brasiliano e sperduto (Santana, vicino a Macapà, alla foce del Rio delle Amazzoni).
Sempre tramite Skype mi è anche capitato di chattare contemporaneamente con un amica che lavora a Oslo e un collega (del lavoro precedente) che si trovava in Mozambico per un'operazione umanitaria.
Embè?!?, direte voi.
Beh, io ancora mi stupisco e meraviglio per questa tecnologia che ci unisce all'istante a persone care così lontane. Mi sembra un gran regalo che a così poco "prezzo" si riescano a mantenere amicizie e ad avere notizie in "tempo reale".
Sono una fan accanita del "tempo reale".
Eppure, contemporaneamente, tengo sul comodino "Manuale di sopravvivenza alla fine del petrolio. Riflessioni, consigli e ricette per fare a meno dell'oro nero" di Albert K. Bates (edizioni AAM Terra Nuova, pag. 230).
Lo leggo con parsimonia perchè devo ammettere che il catastrofismo un po' mi deprime, però ci sono delle ottime ricette (come fare il tofu in casa per esempio) e ottimi consigli sul "fai da te" e il risparmio energetico.
Però non penso che internet come lo conosciamo adesso sopravviverà alla "catastrofe".
A questo punto il dilemma interiore: come posso arrivare a un compromesso con me stessa se da un lato sto diventando web-dipendente e dall'altro mi prende vaghezza per la catastrofe?
Meno "negozio" e più "terra".
Meno pane e più fagioli.
Magari!!!
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