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venerdì 17 maggio 2013

Ginetto

Ginetto.
Classe 1922.
Partigiano.

Baffo traditore, testa tonda e voce roca da gran fumatore, gira per la valle talvolta con un Audi SuperMegaDeluxe (non me ne intendo di auto...) talvolta con un'Ape bianca della serie "mi capotto se mi guardi storto".

Ogni 4/5 mesi entra in negozio, chiede stentoreo "come vanno gli affari" (che non è mai una domanda, come la pronuncia lui), compra un pezzo di focaccia e 1 etto (giuro) di toma locale per un totale di massimo euro 2,20 e se ne va dicendo "eh, bisogna sostenerli questi giovani, altrimenti se ne vanno!".

Infila la porta e lo rivediamo fra 5 mesi.

Come prima cosa ho saputo (sono stata avvertita) che è cleptomane: rubacchia qui e la' cose di poco conto in esposizione sui banchi.
Vabbe', le cicche e gli ovetti kinder posso anche votarli alla causa ...

Ma come seconda ieri mi è stato detto che spende all'incirca 300 euro al giorno alle "macchinette", come si usa dire qui, cioè tra videopoker e gratta e vinci vari.
Ora, tralasciando i giudizi morali, la rabbia e la tristezza che mi genera questa ennesima scoperta di ultra sessantenne che si rovina l'esistenza in questo modo, mi getto a capofitto in una ricerca googleiana su inchieste legate al mondo del gioco d'azzardo.

Purtroppo non trovo molto... La cosa mi infastidisce non poco. Più che altro si parla in termini medici del disturbo psicologico legato alla dipendenza dal gioco d'azzardo, ma, invece, io speravo di trovare qualcosa che facesse capire a chi giova realmente tutto questo flusso di denaro.
Tanto tantissimo troppo denaro estorto a poveracci colmi di solitudine e risentimento depresso che alimentano la propria serotonina inserendo monetine in stupide "macchinette".

Continuo la ricerca.
Ma Saviano, Libera e giù di li' non avranno scritto qualcosa in merito al rapporto tra gioco d'azzardo e mafie?

Adesso però sono io che avrei bisogno di aumentare i miei livelli di serotonina.



mercoledì 11 aprile 2012

Beautiful country/1

Ho sempre avuto una certa avversione per il pettegolezzo.
O meglio: non sono capace. Anche spettegolare pare sia un'arte e io non ci sono portata. Ricordare nomi, avvenimenti, chi sta con chi e perchè ... che difficile!!!

Diciamo che in questa parte del mondo le cose si semplificano parecchio perchè le persone sono poche ed è più facile ricordarsi di loro.
E poi gli avvenimenti non mancano.

Chiaramente anche stare dietro il banco di un negozio aiuta.

Per fortuna capita raramente, ma ci sono giorni in cui la proprietaria, se è in vena, si appoggia alla cassa e comincia a raccontare.
Ha uno stile impeccabile che è composto da una dose abbondante di disinvoltura e una capacità di far finta di "buttare lì" le notizie assolutamente invidiabile.

Non arrossisce, non balbetta, non si inceppa. Tutte cose che farei io.

Per esempio:
"... e quindi pare che l'ex moglie di Francesco, Francesca, sia stata lasciata dal tizio per il quale aveva lasciato Francesco. Lui aveva anche 2 figli dal precedente matrimonio (con la Silvia della posta, che adesso convive con il maresciallo dei carabinieri di qui), poi ha fatto una bambina con Francesca, e adesso pare che abbia messo incinta una ragazzina poco più che maggiorenne di non si sa dove.
Io lo dicevo a Francesca: "non vendere l'appartamento che hai in città" e invece ho saputo che ha detto: "quella lì si faccia un po' i c**** suoi" e poi l'ha venduto.
Adesso lui gli ha portato via tutti i soldi e lei sta soffrendo anche per questo. Ha perso 15 chili in due mesi. E il figlio che ha fatto con Francesco, Pietro, sta molto con lei perchè ha paura che faccia qualche pazzia."

E questo è un riassunto.
I discorsi, di norma, durano dei buoni quarti d'ora nei quali si sprecano i miei: "ah, beh...", "mavà?", "eh, già".

Quando poi, i soggetti si presentano in negozio (tranne Francesca, ci passano proprio tutti!) devo resistere alla tentazione di nascondermi sotto il bancone.

Oppure dovrò abituarmi al fatto che sapere i fatti altrui in questo posto non è motivo di vergogna!

martedì 20 dicembre 2011

Notizie vaganti

"Ho saputo la ferale notizia", dice a un tratto, tra un prosciutto cotto e uno speck, il Maestrogino.
"Quale notizia", faccio io senza punto di domanda, ma con molta curiosità.

Inciso: il Maestrogino è uno di quei clienti la cui "periodicità" (sempre alle 8.00 della domenica mattina, tutte le domeniche che Dio manda in terra) mi sconcerta e mi intenerisce allo stesso tempo.
Un tempo la "vecchia me" l'avrebbe trovata terrificante e, devo ammettere, che qualche domenica mi infastidisce ancora un pochino.
Però, dal momento che viene a mio vantaggio, non posso lamentarmi più di tanto.
Mi fa anche sorridere questo modo di fare tipico della popolazione locale.
Molti dei miei clienti vengono magari un solo giorno della settimana, ma sempre lo stesso, e fanno una spesa simile tutto l'anno. E' chiaro che sono abituati a fare la spesa altrove, ma vengono da noi una volta alla settimana, perchè questa realtà non muoia.
A suo modo commovente.
Alcuni abitanti, mossi dalla stessa identica testardaggine, ci ignorano completamente e con ostentazione.
Il Maestrogino, che sapevo aver "bocciato" con decisione la precedente gestione, all'inizio mi incuteva un certo timore.
Non è un cliente facile.
E poi ha il cipiglio del maestro vecchio stampo che, avendo fatto quello per tutta la vita, potrebbe metterti una nota in qualsiasi momento.

La ferale notizia, dunque.
"Ci abbandonate", chiede il Maestrogino, senza punto di domanda, ma con una certa apprensione nella voce.

In effetti è già la seconda volta che circola questo gossip.
La prima è stato un quiproquo innescato dal fatto che a settembre avvertivamo già che saremmo "andati via" (per le ferie) la prima settimana di ottobre.
Quell'"andare via" durante la briscola chiamata della sera al bar Miramonti è diventato subito "chiudere bottega".
Adesso, invece, a parte la NON chiusura natalizia, non c'è nessun misunderstanding che tenga.

"Ma dove vuole che andiamo, signor Gino?!?!?!?".
Anzi, di questi tempi, meglio zitti e mosca, e muoversi poco per non farci crollare l'impalcatura sulla testa....

sabato 5 novembre 2011

Il miglioratore. Questo sconosciuto.


 A seguito delle polemiche sorte in tivvù sull'uso del miglioratore nella panificazione, per maggiore chiarezza nei confronti dei nostri clienti, abbiamo scritto una piccola spiegazione del nostro punto di vista a riguardo e l'abbiamo messa in vetrina.
Chiaramente a noi piacerebbe fare il pane di farina di grano biologico e macinato a pietra e lievitato solo con pasta madre e senza l'aggiunta di niente altro che acqua, ma sappiamo che NESSUNO LO COMPREREBBE!!!!
Nessuno lo comprerebbe  perchè è un sapore al quale la maggior parte delle persone non è più abituata, perchè non tutti giorni sarebbe perfettamente lievitato e con la crosta croccante e la mollica sofficie.... insomma avrebbe tutte le imperfezioni che non siamo più abituati a tollerare.
Siamo molto tristi per questo.
Ai nostri amici consigliamo sempre di farsi il pane in casa... Sig!

IL MIGLIORATORE. QUESTO SCONOSCIUTO.
Nell’avvicinarci a questo lavoro, un universo a noi sconosciuto, abbiamo scoperto che esistono diversi tipi di miglioratori per panificazione che consentono di dare quella stabilità all’impasto per cui giorno dopo giorno (quasi!) trovate il pane lievitato e con la crosta ben formata e la mollica della medesima consistenza.
Abbiamo imparato che ce ne sono anche alcuni che hanno la funzione di far durare il pane più a lungo e prevenire le muffe che si possono sviluppare il giorno dopo in caso di troppa umidità ambientale, ma abbiamo deciso di non usarli.

Gli ingredienti  del nostro miglioratore (in ordine decrescente di quantità) sono:  farina di grano tenero di tipo “0”,  farina di grano tenero maltato, Alfa Amilasi (che è un enzima che aumenta la digeribilità del pane  e  funge da lievitante ) e acido ascorbico.
Noi mettiamo il miglioratore nella misura dello 0,5 % sulla quantità generale dell’impasto preparato.

A quanto ci risulta, il miglioratore è un ingrediente utilizzato nella panificazione da circa una trentina d’anni, forse più, ed è stato sviluppato dalle aziende di prodotti per la panificazione per rispondere a un mercato esigente  in fatto di “bellezza” e “alta performance” del prodotto comprato.
Probabilmente anche il progressivo impoverimento (in termini di enzimi e nutrienti) delle farine ha giocato un ruolo importante nell’introduzione di questo composto.
Il processo adottato attualmente dai mulini che macinano grano tende alla separazione delle componenti del chicco (germe, crusca, endosperma) e ne viene purtroppo persa la maggior parte delle componenti nutritive.
Per far sì che si mantengano tutte le proprietà bisognerebbe macinare a pietra grano biologico e non separare  le sue parti, ottenendo quindi una farina completamente e “veramente” integrale (mentre oggi, quando mangiamo del pane definito “integrale” siamo abituati a un sapore più blando).


mercoledì 12 ottobre 2011

Non c'è più religione


Ci siamo presi una settimana di riposo. Abbiamo chiuso bottega, come si suol dire.
Così abbiamo scampato ci è sfuggito il cinquantesimo anniversario di matrimonio dei nostri vicini (nonchè proprietari di casa).
Nessuno ci ha avvertito di nulla, ma siccome in negozio prima o poi le cose e gli avvenimenti si vengono a scoprire, saputolo mi sono profusa in congratulazioni con la signora.
All'inizio ha accettato di buon grado i complimenti, ma poi mi ha fatto chiaramente capire che non era il caso di fare tante scene per qualcosa che per la sua generazione rientra nella norma.
Sono i giovani d'oggi, dice, che si sposano già annunciando "tanto se non funziona, posso divorziare", stanno insieme due anni, poi si lasciano, poi si risposano come vogliono.
"Cosa credi", dice, "che non ho mai avuto voglia di mandarlo a quel paese delle volte mio marito?".
"Poi pensavo e mi domandavo: - ma dove posso andare così, da sola?-, e allora mi rimangiavo le cose e si andava avanti".
Allora, durante il suo monologo, il mio diventa un pensiero di ringraziamento perchè molte donne oggi possono contare su alternative valide: hanno un lavoro indipendente, una consapevolezza diversa delle proprie capacità, altri posti dove andare e la voce per ribellarsi.
Grazie, penso, perchè queste conquiste hanno potuto far sì che noi crescessimo come uomini e donne liberi e laicamente liberati.
Alla fine del discorso chiosa stentorea: "...il fatto è che non c'è più religione".
Allora scoppio a ridere, perchè questa è la frase che diciamo sempre io e mio marito (insieme a "non ci sono più le mezze stagioni") per rimarcare un discorso pieno di luoghi comuni. Questa la sequenza: ci guardiamo di sottecchi, dichiariamo che non c'è più religione e scoppiamo a ridere.
Invece la signora mi sta guardando come dire: "mbè? cosa c'è da ridere?".
Sono allibita, il mio sorriso si spegne, mi guardo annuire, in mancanza di meglio, come se ci credessi anch'io....


P.S. Ricchi premi e cotillons a chi individua tutti i "luoghi comuni" contenuti nel post.

venerdì 16 settembre 2011

Il bello della sintassi

Oggi ho sentito dire:
"Adesso la gente non ce n'è più uno onesto".

A discolpa dell'oratore ammetto che stavo origliando da una finestra aperta e forse mi è sfuggito il contesto del discorso.
Sul contenuto non obbietto.
Soprattutto conoscendo chi parlava.

venerdì 2 settembre 2011

Spirito di osservazione

Lo spirito di osservazione è una qualità molto sviluppata nell'abitante di Macondo.
Tempo fa la mia vicina mi ha redarguito perchè non mi ero accorta che il giorno prima suo marito era stato portato in ospedale. "Ma  come", mi ha detto, "non ti sei accorta che non gira più nell'orto e intorno a casa?!?".
No, a dire il vero, non mi accorgo mai di niente.
Se passo davanti a una finestra quasi non guardo fuori e, lo ammetto, se vedo delle persone al di là del vetro, distolgo lo sguardo.
Purtroppo credo che questa sia una delle eredità del mio essere cresciuta in una grande città, innestata su una pervicace timidezza e su una non comune capacità di farmi i cosi miei.
Però credo che queste caratteristiche non mi porteranno lontano a Macondo.
Invece credo che lo "spirito di osservazione" sia una qualità e come tale vada coltivata.
B.P. ne parlava molto bene sia quando trattava del vivere a contatto con la natura, sia quando si trattava di scovare pericolosi malviventi.
In fondo anche in tivvù tutti i giorni ci insegnano che un capello ritrovato sotto un tappeto può fare miracoli. Ergo: pulire sempre bene sotto i tappeti e affinare i sensi...

PS del "come riportare le notizie" intuite tramite lo spirito di osservazione, parleremo in un altro post.