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sabato 3 agosto 2013

"Che mi importa del mondo, se tu sei qui con meeeeee"


Ultimamente a "techetechete'", bellissimo programma estivo su Rai 1, vedo spesso la Rita Pavone degli anni 60.
Bellissima.
Fossi nata un po' prima, sarei stata sicuramente una sua fan.

Vabbe'.

Per dire che ultimamente la Panettiera ha un po' di pensierini.....
Forse cambierò blog...

Però ho scovato un nuovo esercizio ossessivo - compulsivo che mi da un po' di sollievo: raccolgo semi di tagete e calendula.

Il tagete da più soddisfazione. I suoi semi sono come minuscoli piumini con la punta nera che bisogna estrarre dalla corolla dei fiori ormai secchi con un gesto gentile, ma deciso.
In una seduta di terapia dei semi ne raccolgo manciate e manciate.
Quando si dice che la natura da mille volte quello che riceve!

La calendula e' più ostinata: ha semi a forma di virgola legnosa e molto piccoli.

Così mi fermo per interi quarti d'ora accovacciata sui vasi dei miei fiori a gioire di tutto questo ben di Dio.  Mio marito obietterebbe che "non si mangia" e quindi non vale la pena, ma io sogno chilometri di bordure aranciogialline che spunteranno accanto al mio immenso orto sinergico la prossima primavera.

Cosa si può volere di più?
Forse una casa in balle di paglia vicino alle bordure e all'immenso orto?

Mah! Ai posteri....


giovedì 7 giugno 2012

Dell'arte della negoziazione. [AVVERTENZA: post depresso]




Stiamo uscendo (speriamo) da un periodo piuttosto periglioso.
In effetti si cerca un altro lavoro. In un momento in cui non è semplicissimo trovarne uno.
Un negozietto sperduto sui monti, anche per noi che abbiamo zero pretese, è al limite della sopravvivenza, purtroppo.
Per giunta la cosa che più mi fa andare in bestia è che non riusciamo a fare niente altro che questo.
Dov'è il mio orto?
Dove sono i miei gatti, cani, galline, asini?
Dov'è il tetto della mia casa?
La compostiera?

La fine del tunnel (forse) la vediamo dopo un'estenuante trattativa con i proprietari del negozio per un abbassamento dell'attuale affitto.
Forse ce l'abbiamo fatta.
Forse un giorno, fra una decina d'anni, ricorderò questo "balletto" mefitico con una nota più ironica.
Adesso mi viene solo da vomitare.

Magari voi siete esperti negoziatori e trattare sul prezzo lo trovate divertente.
Io, purtroppo, preferirei morire di fame piuttosto che trattare sul prezzo di qualsiasi cosa.
Per fortuna mio marito è fatto di un'altra pasta ed è un esperto della tecnica "della goccia cinese" (cioè quella pratica sfrantumapalle per cui "chi la dura la vince"). Meno male.
Eppoi quassù chi tratta, generalmente, è il maschio della specie. La donna in casa a stirare le camicie (quando le va bene).
Così probabilmente avremo il tanto agognato ribasso.
Il motivo vero non è che ci vogliono bene e quindi ci vengono incontro; è che i proprietari sono talmente condizionati da "quello che dice la gente"  che la chiusura di questo negozio provocherebbe un'immediata perdita del loro "prestigio" (è un contesto in cui sarebbe più corretto parlare di "rango e privilegio" come li descrive Arnold Mindell, oppure in sintesi Lucilla Borio).

Intanto, alla faccia dell'impatto ambientale, ci è toccato prendere un altro mezzo (d'epoca, così paghiamo meno di bollo e assicurazione). Cosa che ci consente di lavorare qui e vivere da un'altra parte (cioè nella nostra casetta, nel nostro terreno, possedendo tutti gli animali che vogliamo).

La nostra salute mentale ringrazia.


venerdì 21 ottobre 2011

Cionski bit

Addio glorioso energico gatto.
Ventidue anni sono stati troppi anche per te...
Ti ricordi quando inseguivi sicura i piccioni sul davanzale?
...e poi cadevi precipitandoti dal quarto piano sulla via
e i passanti attoniti impietrivano all'idea di una strada dove piovono gatti?
Ti ricordi che non ti sei fatta neanche un graffio allora,
tu che di graffi riempivi chiunque non fosse me.
E quando assalivi agguato dopo agguato i polpacci della nonna
che perciò non ti aveva troppo in simpatia.
E quando terrorizzavi chiunque veniva malauguratamente assoldato per riempirti la ciotola di cibo.
Eri il terrore dei sette mari, dei sette colli, dei sette piani del condominio.
Eppure così piccina e fragile,
amavi sempre stare al calduccio confortevole delle quattro mura di casa.
Hai visto tanti appartamenti in città
e hai fatto in tempo anche a vedere gli spazi sconfinati della campagna,
ma mai oltre il portico di casa, mi raccomando!

Addio compagna di mille avventure
il tuo pelo bianco baluginerà ancora per molto
in un angolino del mio campo visivo
come sempre mi succedeva quando per caso ero lontana da te.

lunedì 26 settembre 2011

Andare a ritroso nella favola dei tre porcellini.

Vi ricordate di Timmy, Tommy e Jimmy che, in un accesso di solipsismo, si costruivano una casa ognun per sè? Poi il lupo arrivava e si faceva un baffo della capanna di paglia, una risata su quella di legno e, invece, rosicava per quella di mattoni?
Ecco.
Io voglio, fortissimamente voglio costrurmi una casa di paglia.
Invece arrivo dalla grande città dove ho sempre vissuto in un appartamento di mattoni e cemento e qui mi sono costruita una casa di legno.
E' molto bello autocostruirsi la casa. E' una bella fatica fisica dal significato fortemente simbolico.
Ma la vorrei tanto di paglia...
Magari mi sto intestardendo inutilmente su qualche cosa che ora non è strettamente  indispensabile (abbiamo già la casa di legno e in più l'appartamento annesso al negozio/forno), ma è forse più un "intorno" che mi manca: un progetto corale di sostenibilità e fusione con la natura e il paesaggio di qui, un movimento di pensieri e azioni (ah, il famigerato ecovillaggio!!!).
Intanto mi consolo nel web leggendo di alcune belle inziative italiane in sintonia con questi miei pensieri sparsi.
A Pescomaggiore, per esempio, un bel borgo abbandonato vicino l'Aquila, danneggiato dallo scorso terremoto, un gruppo di volonterosi abitanti sta "rivitalizzando" il territorio con diverse azioni.
Case in balle di paglia comprese.