Non ci avevo mai pensato prima di essere "panettiera", devo confessarlo, ma stabilire i prezzi di ciò che vendiamo è un'impresa titanica.
Di tutto quello che produciamo ci sforziamo di stabilire un prezzo equo cercando di trovare un equilibrio rispetto alle spese che dobbiamo sostenere dal momento che non siamo proprietari e dobbiamo pagare l'affitto per l'attività, ma per tutti i prodotti che acquistiamo (dall'alimentare ai casalinghi: "di tutto un po'") siamo letteralmente "ostaggi" dei prezzi che stabiliscono i vari grossisti che abbiamo a
portata di auto o che sono disposti a consegnarci la merce (alcuni
infatti fin quassù non ci vengono!).
Da consumatori ci è sempre toccato stare attenti al centesimo e quindi capiamo benissimo le esigenze dei nostri clienti, cerchiamo perciò (soprattutto per il non alimentare) il prezzo più basso.
Sappiamo che nel campo alimentare per la maggior parte non è affatto indice di buona qualità e anche lì è una questione di equilibrio, ma cerchiamo di barcamenarci anche in questo.
E i "nostri" vecchietti tuttosommato apprezzano lo sforzo.
Ciononostante è una vera faticaccia girare come trottole tra un rivenditore e l'altro per capire dove spendere meno!
Durante queste peripezie, ricerche e complicati calcoli, ci siamo imbattuti nelle maglie della mefistofelica rete di Esselunga.
E' risaputo che i prezzi del satanico Caprotti sono imbattibili, ma non avrei mai pensato di dover comprare alcune cose lì per il negozio.
Alcuni prodotti, nonostante poi debba applicare comunque un ricarico, sono molto più convenienti che dal grossista. Sono allibita.
Cosa si cela dietro questo magico mistero? Certamente chi è più informato di me su cose come "consumo critico" sa dirmi che genere di lobby può generare una tale sperequazione.
Io un'idea abominevole me la sono fatta guardando il video promozionale che stanno distribuendo nei punti vendita in questo periodo:"Il mago di Esselunga. Un racconto di Giuseppe Tornatore".
Al di là dello stile e del tono che sembra una presa per il ... di tutto il sistema (ma sarebbe troppo autoironico e quindi penso che non lo sia), sono rimasta sconvolta dalla tracotanza con la quale si descrive l'Esselunga come il paese del Bengodi. Un'opulenza e un'ostentazione sovrumana di merci in quantità esagerate, mi hanno fatto venire il voltastomaco. Per non parlare di tutto il tempo in cui nel video i protagonisti vengono chiamati per nome da tutti i "servi della gleba" del supermercato (è risaputo che i dipendenti non sono trattati molto bene laggiù) per dare quell'aria da "negozio di paese" (appunto) dove tutti ti conoscono e conoscono i tuoi gusti. [STUPIDA ESSELUNGA, LASCIACI ALMENO QUESTO!]
E per tacere infine del fatto che il supermercato viene propinato come il miglior luogo per trovare l'amore della propria vita.
Non trovo modi per edulcorare il mio pensiero: chi fa un video del genere non ha sicuramente buone intenzioni...., ma io mi sento costretta a comprare da lui e sentirmi così non mi piace affatto.