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sabato 22 giugno 2013

Dal marito con furore

"Posso scrivere un post anch'io?", chiedeva il tapino con le orecchie basse e lo sguardo canino.
Aveva in mente un "decalogo del negozio di paese".
Oggi l'ha finito.

Direi che è sintomatico della nostra situazione attuale.

1  Il cliente ha sempre.... da rompere.
2  Il negoziante ha una pazienza da... no, di più.
3  Il cliente che chiede: "ma è buono?" va senz'altro all'inferno.
4  Il negoziante che non impreca in cuor suo al cliente difficile deve farsi curare.
5  Il negozio è un posto malvagio, brutto, immorale, negativo, nocivo, da dimenticare, da   odiare per il negoziante.
6  Il negozio è un posto in cui pascolare, chiacchierare, incontrare, sparlare... qualche volta per sbaglio comprare quello che serve.
7  Il negozio è il posto in cui correre a prendere quello che ci si è dimenticati al supermercato. Toh, guarda: chiude anche quel negozio.
8  Non c'è scritto: "Rivendita di prosciutto cotto". Prova a mangiare anche qualcos'altro!
9  Regalare alimentari a chi ha un negozio di alimentari è da CENSURA CENSURA CENSURA beep beep beep.
10  Scrivere questo decalogo è segno che bisogna subito cambiare lavoro!

martedì 21 maggio 2013

Pubblicità


Il comune ci chiede una descrizione dell' "azienda" da mettere sul sito per incentivare il turismo... Bah!

Siccome la cosa ci convince e ci interessa, circa due mesi dopo rispondiamo:
"C’era una volta una piccola bottega dove il tempo si è fermato.
In Posteria potrete scoprire pane, focacce, dolci artigianali di produzione propria, oltre a prodotti genuini e locali:, salame Pirulicchio, formaggi e i biscotti del nostro forno. 
Troverete anche pasta fatta a mano e alcuni prodotti biologici, oltre a un piccolo assortimento di prodotti per la casa".

Nella compilazione della scheda sono state omesse le seguenti frasi, pur formulate con estrema convinzione:
"saremo molto simpatici e cortesi se voi non sarete stronzi";
"se avete da offrirci un altro lavoro in loco ...";
"siamo poveretti, abbiate pietà di noi";
"l'estetica del luogo è pessima, ma non dipende da noi che pur paghiamo un salato affitto";
"se volete prenderci a schiaffi per quello che pensiamo, ma soprattutto per quello che abbiamo scritto sulle pagine del sito del comune, potete farlo".

Ah, l'anima del commercio!!!  
O "all'anima del commercio", se preferite.


sabato 26 novembre 2011

Il mago di Esselunga

Non ci avevo mai pensato prima di essere "panettiera", devo confessarlo, ma stabilire i prezzi di ciò che vendiamo è un'impresa titanica.
Di tutto quello che produciamo ci sforziamo di stabilire un prezzo equo cercando di trovare un equilibrio rispetto alle spese che dobbiamo sostenere dal momento che non siamo proprietari e dobbiamo pagare l'affitto per l'attività, ma per tutti i prodotti che acquistiamo (dall'alimentare ai casalinghi: "di tutto un po'") siamo letteralmente "ostaggi" dei prezzi che stabiliscono i vari grossisti che abbiamo a portata di auto o che sono disposti a consegnarci la merce (alcuni infatti fin quassù non ci vengono!).

Da consumatori ci è sempre toccato stare attenti al centesimo e quindi capiamo benissimo le esigenze dei nostri clienti, cerchiamo perciò (soprattutto per il non alimentare) il prezzo più basso.
Sappiamo che nel campo alimentare per la maggior parte non è affatto indice di buona qualità e anche lì è una questione di equilibrio, ma cerchiamo di barcamenarci anche in questo.
E i "nostri" vecchietti tuttosommato apprezzano lo sforzo.

Ciononostante è una vera faticaccia girare come trottole tra un rivenditore e l'altro per capire dove spendere meno!

Durante queste peripezie, ricerche e complicati calcoli, ci siamo imbattuti nelle maglie della mefistofelica rete di Esselunga.
E' risaputo che i prezzi del satanico Caprotti sono imbattibili, ma non avrei mai pensato di dover comprare alcune cose lì per il negozio.
Alcuni prodotti, nonostante poi debba applicare comunque un ricarico, sono molto più convenienti che dal grossista. Sono allibita.
Cosa si cela dietro questo magico mistero? Certamente chi è più informato di me su cose come "consumo critico" sa dirmi che genere di lobby può generare una tale sperequazione.
Io un'idea abominevole me la sono fatta guardando il video promozionale che stanno distribuendo nei punti vendita in questo periodo:"Il mago di Esselunga. Un racconto di Giuseppe Tornatore".

Al di là dello stile e del tono che sembra una presa per il ... di tutto il sistema (ma sarebbe troppo autoironico e quindi penso che non lo sia), sono rimasta sconvolta dalla tracotanza con la quale si descrive l'Esselunga come il paese del Bengodi. Un'opulenza e un'ostentazione sovrumana di merci in quantità esagerate, mi hanno fatto venire il voltastomaco. Per non parlare di tutto il tempo in cui nel video i protagonisti vengono chiamati per nome da tutti i "servi della gleba" del supermercato (è risaputo che i dipendenti non sono trattati molto bene laggiù) per dare quell'aria da "negozio di paese" (appunto) dove tutti ti conoscono e conoscono i tuoi gusti. [STUPIDA ESSELUNGA, LASCIACI ALMENO QUESTO!]
E per tacere infine del fatto che il supermercato viene propinato come il miglior luogo per trovare l'amore della propria vita.

Non trovo modi per edulcorare il mio pensiero: chi fa un video del genere non ha sicuramente buone intenzioni...., ma io mi sento costretta a comprare da lui e sentirmi così non mi piace affatto.